mercoledì 12 maggio 2010

10 maggio Novara-Oleggio-Bellinzago



Se il Novara in serie B, il Coro Corridore in serie A

Una giornata all’insegna del fitness e del wellness. Questo giorno di riposo lo voglio dedicare alla salute del corpo. Stando sempre in giro non ho mai tempo di fare attività fisica in maniera regolare. La mattinata la trascorro cercando di mettere a posto il cerchione di una gomma anteriore della Megane. Vi ricordate San Valentino Torio? Ecco, la sera, ritornando dal ristorante credo di aver preso non una buca sulla strada, ma una riproduzione del Vesuvio a scala 1:10. In poche parole, la botta è stata tale da stortare lievemente una parte della circonferenza del cerchione. Io non ci avevo dato tanta importanza, anche perché sono stati tanti chilometri fa, ma mio padre mi ha allarmato della pericolosità di una ruota così.
Risultato: cerchione che non si può raddrizzare, ruota di scorta messa al posto di quella danneggiata e se dovessi bucare rimarrei a piedi, poi? Nient’altro? Un fulmine che mi prende mentre vado? Sempre così tragici questi gommisti, così come i genitori.

Ad ogni modo, dopo pranzo vado a Novara a prendere il Cacco e ce ne andiamo in piscina a Oleggio. Nuotatina e poi area benessere con idromassaggio, sauna e bagno turco. Finito il relax lo riporto in albergo e ci diamo appuntamento alle nove al campo sportivo del mio paese dove la band sfiderà i miei amici a calcetto.

Giunta l’ora della grande sfida apprendo che la band deve fare a meno di Frei, moribondo per un tremendo ascesso alla gengiva superiore che lo ha steso nel letto tutto il giorno. Mi preoccupo un po’ per il giorno dopo e mi assicuro che sia andato da un dentista e che abbia preso degli antibiotici. Facciamo le squadre la band più il Bino, più Cira ed Ema contro gli altri. Romagna batte Novara 7 a 5. Ampiamente risaputo che odio il calcio, ammetto di essermi divertito e di avere stupito anche i miei amici per non essere stato così scarso. Ho persino fatto tre gol!  Dalla mia la resistenza fisica, molti scoppiati dopo mezz’ora di gioco.

Dopo la partita andiamo a bere una birra all’unico bar aperto di tutto il paese, il bar della mia adolescenza. Caspita saranno almeno dieci anni che non ci metto piede. Tutto è rimasto tale. Il tempo si è fermato in questo luogo, siamo noi ad essere cambiati. Anche la barista è la stessa, non pare nemmeno invecchiata. Se prima si discuteva di chi dovesse prendere la macchina per andare a ballare, ora su chi sfornerà il primo figlio. Brivido, penso dove si possa andare a ballare, per i figli c’è tempo.


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