Just do it! Just do it! One more, one more!
Gorizia terra di confine, terra mista, terra in cui le razze si incontrano e si scontrano, Gorizia terra di vini.
Arrivo a Gorizia insieme a Gianni. Alloggiamo in una locanda a poche centinaia di metri dalla gelateria, sul corso principale della città. La gelateria in cui suoneremo nel pomeriggio è gestita da Mariano, un imprenditore sloveno che possiede diversi punti di vendita nel Friuli.
È nuovamente una bella giornata, fa caldo, anche se il cielo si sta iniziando a coprire. Il resto della ciurma arriva per l’ora di pranzo e si sistema nella locanda. Oggi inizieremo a suonare verso le sedici. Il Cacco mi chiede se voglio andare con lui al castello a vedere una mostra sugli strumenti musicali nella storia. Rifiuto l’invito, devo mandare alcune mail.
“Andrea, dove sei?” dall’altra parte del telefono Lorenzo, “In camera, vieni qua”. “Ascolta, ho conosciuto una ragazza prima al castello, mi ha detto che stasera va a fare l’aperitivo con le sue amiche. Dai, non andiamo a Ljubljana con gli altri, al massimo li raggiungiamo dopo.” “Non so, io vorrei andare a Ljubljana, me ne hanno parlato bene tutti, sono curioso. Ma ti sei fatto dare il numero di telefono di ‘sta qua?” “No” risponde lui, “e allora…”
Ok, ci siamo tutti, andiamo. Per fortuna ha smesso di fare anche quelle tre gocce insignificanti di qualche ora fa. Iniziamo a suonare per le vie del centro, la prima tappa sono le bancarelle di una fiera del libro. Dopo un paio di canzoni, proprio mentre la gente iniziava a radunarsi, veniamo fermati dall’organizzatrice della conferenza in atto nei giardini al lato della fiera. “Chiamo i Carabinieri!”, addirittura… Poco importa proseguiamo il nostro giro fino ad approdare nella piazza principale, dove incontriamo un signore australiano che ci porge i suoi complimenti. È tempo di rientrare in gelateria.
La nostra esibizione si alterna a vari bicchieri di prosecco, messi a nostra disposizione dalla casa. A fianco alla gelateria c’è un bar degli aperitivi che, con l’avvicinarsi dell’ora di cena, si riempie. Terminato l’ultimo pezzo, Frei prende il cappello del Puccia e inizia a passare fra i tavolini del bar, chiedendo un’offerta per l’esibizione. Lo fulmino con lo sguardo. Dovete sapere che quando il Bino si indiavola, sfodera il suo profilo greco, ovvero un’occhiata di sbieco che fulmina immediatamente il malcapitato di turno. Mi stavo per alterare quando il Frei prende il megafono e annuncia che i soldi raccolti sarebbero stati donati alla prima persona che risolveva un indovinello molto semplice. Si è salvato in corner. Foto di rito e tutto in hotel.
“Dove sono gli altri?” “Frei e Lorenzo sono andati a fare l’aperitivo” mi risponde il Puccia. Siamo in ritardo per Ljubljana, la tipa del Cacco è saltata. “Allora ragazzi avete tutti la carta di identità? Anche te Cacco?” “Sì, sì, carta di identità, tesserino sanitario e anche la patente”. Neanche il tempo di arrivare alla dogana e ci ferma una pattuglia della statale. “Documenti per cortesia. Spero che il signor Pezzi abbia con sé anche una carta di identità, perché in Slovenia le multe per chi, ad eventuali controlli ne risultasse sprovvisto, vanno dai 250 ai 500 euro”. Ma non avevi detto di avere tutto Lorenzo?
Una volta tranquillizzato il Cacco dell’impossibilità di essere fermati dalla polizia slovena, iniziamo il nostro viaggio in terra straniera. L’autostrada scorre veloce fra una partita a trivial, una canzone e un bicchiere del vino, ormai acetato, del babbo di Frei. Eccoci arrivati. Ma dove andiamo? In una zona piena di centri sociali, andiamo bene, penso.
Una volta scesi dal furgone e una volta fatta la prima perlustrazione a questa famosa zona di Ljubljana, decidiamo di andare a mangiare qualcosa in centro. Ritorniamo alla nostra prima metà e ci disperdiamo come gocce di olio nell’acqua. Mi guardo intorno, che posto assurdo. Intorno a me gente con bottiglie di vino e lattine di birra in mano, la maggior parte ubriachi. Stasera è la classica situazione in cui tu sei sobrio e il mondo attorno a te no. Per di più sono circondato da quelli che noi ex studenti di Bologna amiamo definire punkabbestia. Insomma una situazione di completo disagio.
Mentre valuto l’ipotesi di andare a dormire in furgone, gli altri decidono di suonare dei pezzi in uno dei cortili del luogo. Eccoli lì, carichi a mille. Non appena iniziano a suonare, un centinaio di ragazzi iniziano a radunarsi intorno a loro. Un Frei invasato attira a sé gli sguardi di tutti. Tutto ad un tratto si avvicina un signore, che scopro essere il custode del posto, che mi dice di smettere se no i vicini chiamano la polizia. Eseguo un rapido calcolo: Cacco, no carta di identità, multa, casini, galera, data di domani saltata, notte insonne, Frei incontenibile. Mi avvicino agli altri e cerco di farli smettere, ma un coro di “One more, one more” mi schiaccia a terra. Frei non ne vuole sapere e io, come Ponzio Pilato, me ne lavo le mani.
Per fortuna Dario viene in mio aiuto e riusciamo a convincere Frei a smettere. Nel frattempo il Coro Corridore incontra la sua fan più scatenata della sua storia. Questa bella ragazza, ventenne, modella che ha lavorato per la settimana della moda milanese, studentessa universitaria, che incita il gruppo come mai nessun finora. Il suo tasso alcolico è a livelli inimmaginabili. Emana vampate di femminilità pure alternate a conati di ubriacone da circolo del paese. Che donna. E se ce la portassimo con noi, via, in furgone? Basterebbe distrarre il suo moroso, infondo.
I ragazzi hanno vissuto il loro momento di gloria, la ragazza groupies non è stata rapita e noi siamo tornati in patria sani e salvi.
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