Risveglio tranquillo al palazzo Angelelli. Prima di colazione, addominali, flessioni e una bella doccia. Sulla terrazza trovo Gianni intento a consultare il calendario del tour. Facciamo colazione, man mano arrivano anche Dario e Matteo. Lorenzo e Frei non danno alcun segno di vita. La signora del B&B è proprio gentile, ci porta il caffè e ci ha preparato tantissime cose da mangiare. Dopo diverse ore si svegliano anche gli altri due. Lorenzo si sente poco bene, dice di non aver digerito bene. Allora da buon manager che si prende cura dei suoi artisti, scendo insieme a Matteo e compro del bicarbonato per aiutare la sua lenta digestione.
Carichiamo le valigie e l’attrezzatura sul furgone e il Cacco decide di venire in macchina con me. Lo ringrazio, 660 km in solitaria non sarebbero stati molto piacevoli. Eccolo lì, monta in macchina, e allo stesso tempo ecco che inizia uno di quei viaggi che ti ricorderai per tutta la vita. Vuoi che il tuo primo e, spero ultimo viaggio sull’autostrada A3, meglio conosciuta come la Salerno-Reggio Calabria , incompiuta dai tempi dello sbarco di Ulisse ad Itaca, sia già un’avventura indelebile, ma insieme al Cacco si trasforma in un’epopea indescrivibile.
Lorenzo si sente poco bene, accusa dolori addominali, gli do poco peso, penso che sia stata la pizza mediocre della sera precedente. Ma nella terra del primitivo di Manduria, il nostro eroe inizia ad accusare i primi segni di cedimento. Cerchiamo una farmacia, tutto chiuso, in compenso il Cacco concima con un gettito di sostanze, che io e Dario sentenziamo come la mezza pizza della sera precendete, i campi di Primitivo alle porte di Manduria.
La situazione sembra leggermente migliorata e continuiamo il nostro percorso. Dopo Taranto ci fermiamo per un panino al volo. Lorenzo rimette anche l’altra metà della pizza e si beve un tè caldo. Adesso sì che siamo apposto. Si è liberato, via voliamo, si fa per dire, verso Reggio. Con la megane distacco il pulmino su cui viaggiano gli altri 4 e mi imbatto nel labirinto di Minosse, pur non essendo a Creta. Dopo vari kilometri nel vuoto, arrivo a capire quale possa essere un casello agibile per entrare nell’autostrada mai terminata. Entrato nella Salerno-Reggio Calabria, mi sembra che le voci a suo riguardo siano esagerate, ecco mi ricrederò da lì a poco. Mi viene da pensare che questa autostrada sia per noi italiani come la Mecca per i mussulmani, insomma una volta nella vita bisogna andarci per espiare le proprie colpe. Dopo diverse deviazioni, strettoie, scavi, frane e zero uomini al lavoro, Cacco sta di nuovo male. Mi dice di fermarci in un ospedale. Io opto per una più sensata farmacia. Il nostro obiettivo è Reggio Calabria non Catanzaro. E poi sono pure io uomo. Noi uomini siamo fatti così, alla prima linea di febbre crediamo di morire. Come fanno le donne a sopportare così bene il dolore? Sono forse geneticamente più forti per affrontare l’atto del parto? O della ceretta mensile? Non so.
Ad ogni modo ci fermiamo in un paese sconosciuto ed entro in farmacia. Il moribondo lo lascio in macchina. La farmacista nel sentire il mio elenco sintomatico, afferma senza alcun dubbio che si tratta di virus intestinale e che molto probabilmente l’ho già preso pure io. Ma vatt*****. Go mia capì. La dottoressa mi consiglia di somministragli nell’ordine: imodium per potete immaginare cosa, enterogermina e pasticca per bruciore di stomaco. Con il mio cocktail di farmaci raggiungo il Cacco e lo riempio di roba. Decidiamo di farlo stare sdraiato sul sedile posteriore. 10 minuti per ricomporre il puzzle delle valigie della mia macchina.
Di nuovo in viaggio. Decido di accelerare per arrivare prima, ma non ho fatto i conti con il nemico: la Salerno-Reggio Calabria. Dietro il Cacco si dimena, non trova pace, ma ad un tratto scompare dallo specchietto retrovisore e si accascia. Penso che si sia addormentato o che sia morto. Poco importa, avrei comunque risolto questo mio dubbio solo una volta arrivato a Reggio.
All’improvviso si alza e mi dice che deve rimettere. Avete presente il tempismo perfetto? Ecco: in curva ad un corsia sulla carreggiata opposta di marcia con una velocità di crociera di 50 km/h . E dove caspita mi fermo? Valuto diverse ipotesi: mi lancio giù dalla scogliera? No troppo rischioso. Gli tappo la bocca con un adesivo di I love gelato? E dove li ho messi? Ed ecco la soluzione, il sacchettino della farmacia. Glielo allungo e di lì a poco scopriamo essere bucato. Una piazzola di sosta si rivela la nostra salvezza. L’ automobilista dietro di noi inizia a porconare in turco, un modo come un altro per ringraziarci della nuova verniciatura giallo senape del muso della sua Audi A3. Ci fermiamo. Aiuto il Cacco a ripulirsi e a pulire la Megane. Di nuovo 10 minuti di trasloco valigie in bilico sul precipizio di Scilla. Sistemo il malato, pulito e rivestito con panni nuovi sul sedile anteriore e ripartiamo. Ritrovo per caso il corno che Dario aveva perso. Decido di essere un po’ napoletano anche io, e lo accarezzo.
Arriviamo a Reggio in tarda serata. Appena scesi bacio la terra come sono sicuro che avesse fatto Colombo una volta approdato sul continente americano. Per fortuna il gestore del B&B è un tipo imbazzato nella sanità locale e porta subito il Cacco da suo zio medico che gli farà una bella di dose di plasil nel fondoschiena. Ci consegna anche altri farmaci che lo aiuteranno l’indomani. Nel frattempo il Frei è andato a fare la spesa. Stasera si cena da me, che sto in una dependance del B&B: un monolocale in centro.
Lasciamo il malato a riposare e noi altri ceniamo da me. Sono distrutto e mi accorgo di non trovare neppure la custodia dei mie Ray Ban. E poi? Penso. Nient’altro? Ecco due mail idiote lavorative.
Se l'Odissea avesse questi personaggi, sono certo che tanti studenti la studierebbero più volentieri! Buon viaggio!
RispondiEliminaDici? sarà...
RispondiEliminaMi ricordate molto più Svalvolati on the road!
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