Nel ’49 nella mia classe eravamo tutti granata. Bagicalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Martelli, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Che grande squadra. Mi ricordo, che quell’anno a scuola ci insegnava un supplente: un certo maestro Petrini. Poretto, era juventino. Dovete sapere che a quell’epoca, mica c’era internet e le notizie non si diffondevano così velocemente come al giorno d’oggi. Certo avevamo la radio e tutti la sentivano, ma volete mettere?
Il giorno dopo la tragedia il maestro Pertini entro in classe e disse che si erano salvati tutti. Ecco, non andò esattamente così, poretto tifava Juventus. L’anno successivo, quando il Torino non vinse più, rimanemmo solo in tre a continuare a tifare granata, compreso il neo convertito maestro Pertini, gli altri poretti iniziarono a tifare Juventus.
Rieti il centro d’Italia. Ma non era Foligno? Rivalità fra comuni? Oppure il centro della nostra penisola è da identificare nel triangolo Rieti-Terni-Foligno?
La gelateria in cui suoneremo è immersa in un giardino verde, curato e accogliente. È una bellissima giornata, è caldo e il cielo limpido. L’hotel in cui alloggiamo si trova proprio nella piazza principale.
“Avete già pagato il parcheggio?” “Ma guardi, ho messo giusto cinquanta centesimi, il tempo di scaricare le valigie e poi la sposto, perché?” rispondo io al signore dell’hotel, “se mi da la targa della macchina le faccio il permesso per sostare gratuitamente”. Caspita che bel servizio.
Bella Rieti. Si respira un’aria fresca, pulita e ordinata. Certo che venendo da Roma, tutto sembra più accurato. Scendo le scale dell’albergo, il tappetino azzurro mi conduce alla porta d’ ingresso. Davanti a me una piazza deserta. Alzo lo sguardo vedo la cima di un monte innevato, penso a Cervinia. Chiudo gli occhi, un vento pungente mi taglia il viso. Le mie mani affondano nella neve fresca, mi getto a peso morto nel bianco candido. La mia bocca si apre, assaporo la purezza che come un fuoco si espande dentro di me. Ma dove sono gli altri? Ritorno in me.
Eccoli, sono in ritardo. Suoniamo per le vie del corso e ci fermiamo al chiosco sempre di proprietà della signora Maria. Una breve performance e poi ci incamminiamo verso la gelateria. Ma quanto dista? Poca gente per la strada, in effetti ci avevano avvisato che la movida areatina non fosse quel granché.
Oggi al Frei non ne va una per il verso giusto. Prima gli si guasta il megafono del benjo e poi gli si rompono due corde in meno di mezz’ora. E checazzo. Gli altri eseguono pezzi strumentali mentre lui si assenta a sistemare il tutto. Riusciamo a portare a termine lo show. Una coppia di ragazze al tavolino a fianco noi sembrano apprezzare particolarmente la nostra performance. Francesco, un bambino tutt’ossa e nervi, prende due bastoncini dei palloncini e emula Lorenzo alla batteria. Ci da dentro di brutto il ragazzo. Consiglio a sua madre di iscriverlo a un corso di batteria. Lei mi dice che anche a casa batte le mani in continuazione su qualsiasi superficie con cui entra in contatto. Vai Francesco hai il beat nel sangue.
Foto ricordo e poi in cammino verso l’hotel. Il rientro alla base dovrebbe essere un momento di relax totale, invece per me non è mai così. Carica le foto, scarica i video, apri l’ftp, manda le mail, prepara i fax, hai sentito il gelatiere? Domani a che ora si parte? Dove? Ma chi? Ma che cazzo dici, no che palle ‘sti vigili. Oh ma che ora è? Andamo, fame, sonno, sete, sclero, destra, sinistra, sotto, basso, alto, mare, montagna, freddo, caldo, calzino, verde, rosso, sole, prato, fumo, vodka, ma il cielo non è nient’altro lo specchio degli occhi della Monna Lisa? Garibaldi non è un eroe, Vittorio non lo saprà mai.
Rieti ore 21:30. Popolazione non pervenuta. Fiorentina da 1kg, osso, disosso, stuzzicadenti e fragole. Grazie per la bella musica fusion di sottofondo. Fusion, musica, sottofondo che infastidisce, no fusion, musica.
23:30 Sky, ma pensi ancora alle rane?
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