Roma dice no ai musicisti di strada nelle metro e sui tram
Mattinata da incubo. I comuni di Italia non amano il Coro Corridore, ma il Bino non ci sta. Ho sempre pensato di poter e voler lavorare in un’associazione per la difesa e la tutela dei diritti dei consumatori. Quanto mi piace incazzarmi con qualche addetto all’U.R.P. o a qualche responsabile del custome care. Mi piace, mi da gusto, cosa ci posso fare? E poi la soddisfazione di vincere, è come arrivare primo ad una gara di atletica; ottenere un rimborso, una lettera di scuse, ah… che goduria.
La mattina è volata, in attesa della colazione del titolare del B&B mai arrivata, avrò fatto una cinquantina di telefonate. Ieri i ragazzi hanno fatto le cinque, io ho disertato, ero troppo cotto. Sentendo i loro racconti, me ne mangio le mani. Ad ogni modo, dopo una breve sosta pranzo al Sushi take away del quartiere, prendo un taxi e mi dirigo da Giorgio, il titolare della gelateria.
Arrivo in gelateria e inizio la mia opera pia, dopo essermi inchinato di fronte alla cupola di San Pietro, nei confronti dei palloncini. I ragazzi arriveranno dopo in metro. Ho lasciato la macchina fotografica a Dario in modo che facesse delle foto in metropolitana, forte no? Di lì a poco mi chiama Dario. Lo sento nervoso, strano, credo che sia una delle persone più calme che abbia mai conosciuto in vita mia. Mi dice che in metropolitana non li fanno salire, gli suggerisco di prendere un taxi e di sbrigarsi ad arrivare. Vengo a conoscenza che il comune di Roma, per evitare l’accattonaggio, vieta l’ingresso sui mezzi pubblici degli artisti di strada. Ma mi chiedo, se uno deve andare a fare una lezione di chitarra, e se la porta con sé, non lo fanno salire sulla metro? Poi mi rendo conto che vedersi arrivare 5, truccati, vestiti in maniera bizzarra con megafoni e strumenti potrebbe essere diverso da vedersi arrivare lo studentello di chitarra classica.
Ad ogni modo riescono ad arrivare puntuali. Insieme a Isacco, detto anche lo show man der Capitan Cono, ci dirigiamo davanti all’ingresso della scuola elementare del quartiere. Iniziamo a suonare nell’attesa dell’uscita dei bimbi da scuola. Le mamme e le nonne in attesa si avvicinano e apprendano che Giorgio regalerà il gelato ai bambini. Eccoli che escono. Si fermano sui primi gradini e ci guardano. Ridono, stupiti, da questa improvvisa festa. Alcune mamme li portano via spazientite dall’attesa. Altre si abbracciano a loro e si fermano a guardarci.
Finito lo show post scuola ci dirigiamo in gelateria dove suoniamo per due orette. C’è gente, non mancano neanche i turisti. Due giapponesine ci fotografano, un americano intona i nostri pezzi e un immigrato africano improvvisa un balletto. Si sta bene, finalmente il sole, e poi che scenario: er cupolone e la cappella Sistina davanti a noi. Mi giro e vedo una mamma incinta che balla con la sua bambina e capisco immediatamente il motivo di questo tour.
Al ritorno il taxista ci fa passare dai principali monumenti della città. Mi sembra di percorrere il libro di storia dell’arte del biennio del liceo. La colonna di Traiano, il colosseo, l’Arco di Augusto, le quattro fontane del Bernini. Che bella Roma, magica, bisogna ammetterlo. Sebbene non vivrei mai in una città in cui alle fermate degli autobus non sono riportati gli orari, ammetto che passeggiare per Roma ti riporta al passato, respirando la cultura di una grande civiltà.
Decidiamo di cenare a Trastevere alla pizzeria Obitorio, detta così per i suoi tavoli di marmo. Andiamo in furgone e il Frei si siede davanti, dice che vuole vedere Roma. Dopo mezz’ora persa per trovar parcheggio, arriviamo nel locale. Sembra di essere in uno di quei circoli dei repubblicani che si trovano nell’entroterra romagnolo: tavoli senza tovaglia, scritte su neon antiquati e un giallore che riporta agli anni cinquanta. Spenderemo poco, penso. Insomma. Però si mangia davvero bene. Ci alziamo e andiamo alla ricerca di un bar per berci il caffè perché all’Obitorio non fanno i caffè, tagliano i cadaveri, si sa.
Entriamo in una vietta laterale, dove ci imbattiamo in un caffè letterario in cui stanno facendo musica dal vivo. Al bancone semideserto una donna e un tipo vestito con una salopette da sci blu elettrico, camicia a fiori e grandi occhiali bianchi da vista. Appena ci vede ci invita ad accomodarci e la da su a Frei. Nel frattempo ci sediamo e arrivano le nostre ordinazioni. Come sottofondo un tipo riccioluto che con una chitarra mal accordata suona dei pezzi di musica leggera italiana. Davanti a noi un vecchio semi addormentato su una poltrona, nel tavolino a fianco una coppietta e poco più in là quattro lesbiche che cantano.
Ecco che arrivano a braccietto il Frei e lo strano tipo di prima. “Ciao, non avere paura di me” dice al Puccia “Hai proprio un bel musino, sembri un maialino”. “Ciao Ragazzi, anche se posso sembrare un po’ così, visto il mio portamento gaio, non vi preoccupate, sono assessuato” Asseche? Prego? Che cazzo vuol dire? Lo hai forse perso per strada?
“Mi chiamo Asses e questo è il mio cd. Qua a Roma mi conoscono tutti. Io credo in una vita in cui ritorniamo alle nostre origini e non sprechiamo le nostre energie nell’atto sessuale”. Iniziamo così un dibattito con questo strano personaggio nell’attesa che si esibisca per noi. Il Cacco si lascia ben presto coinvolgere; immaginate un romagnolo e un asessuato che discutono.
Asses prende in mano il microfono e con movenze alla Renato Zero ci dedica ben due canzoni. A Frei è venuta voglia di esibirsi pure lui, ma il tipo che stava suonando prima non è dello stesso parere. Finiamo per parlare ancora con il nostro amico asessuato. Arriva un tizio che gli chiede un autografo su un suo cd, contenente solamente le due canzoni che abbiamo appena ascoltato. “Vedete mi fermano e vogliono fare foto con me. Ma non sono certo famoso, ci mancherebbe, faccio altro per vivere”. “E che lavoro fai?” chiedo io “Studio all’università”. Ah di, non sapevo che all’università ti pagassero.
Assess ci saluta, a noi non ci fanno suonare, decidiamo di andare via. Presto ci accorgiamo che martedì a Roma non è serata e ci dirigiamo al nostro B&B.

Precisazione: "E' vietato entrare all'interno degli spazi della Metropolitana di Roma con strumenti musicali senza custodia".
RispondiEliminaCommento: "Ma andate a cagare!"
solo con gli arsenali di armi per lo stadio......gli strumenti musicali sono troppo poco pericolosi....
RispondiEliminabino sei un mito..... ci manchi in ditta!!!!!!!!!
RispondiEliminatorna presto, ti stai perdendo delle cene delirio!!!
un bacio
baby/scusa...barbaraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
capito ora?